G i n o  C o v i l i N O T E   B I O G R A F I C H E G A L L E R I A   -   O P E R E C O L L E Z I O N I   P U B B L I C H E C O V I L I A R T E
 V I T A   P I T T U R A   V I T A   -   autobiografia di Gino Covili
VITA PITTURA VITA - autobiografia di Gino Covili

V I T A   P I T T U R A   V I T A

memorie di Gino Covili
in un dialogo con l'amico poeta Vico Faggi
COLLANA DI LETTERE E ARTI 1
per le edizioni di
COVILIARTE
Le memorie, che Gino Covili ha dettato, ci interessano, ci persuadono, ci toccano. In esse si respira la sincerità di un uomo che vuole recuperare, senza indulgenze, senza autoinganni, gli anni della sua vita, a partire dalla fanciullezza. E questo recupero ha il sapore di ciò che è stato esperito nella gioia, nel dolore, nello stupore di chi si affaccia al mondo e va scoprendolo. Scorrono dinanzi a noi, vividamente, gli anni dell'infanzia, dell'adolescenza, della prima giovinezza. Ci sono i tempi lunghi del servizio militare, poi della guerra partigiana, e poi della strenua e durissima lotta per il pane quotidiano. E finalmente venne la stagione dell'attività pittorica, delle mostre, dei successi. Degli incontri con uomini degni di tal nome. Senz'enfasi, senza vanterie Covili ricorda i frutti che il suo lavoro ha raccolto. Ma c'è anche, nelle memorie di Gino, la prova di un'alta consapevolezza estetica, la quale si estrinseca nella ideazione e nella realizzazione dell'opera d'arte. Le pagine che dedica ai suoi quadri (i Covili di Covili, quelli da cui non si è voluto separare) sono testimonianze di un processo creativo molto lucido, che dalle intenzioni procede alla creazione, e nella creazione riscontra la validità del motivo ispiratore, e la sua verità, e la sua incidenza. Si vedano, per verificare, le parole che Gino ha dedicato (scelgo a caso) ad un'opera come "La borgata abbandonata", indicandone il tema (l'assenza dell'uomo) ed il racconto che dal tema è derivato: "È notte, e nella notte tutto si fa più misterioso e suggestivo, ma le ferite, che la borgata ha sofferto, sono ben visibili nelle case cadenti, ne tetti crollati, nei lividi colori. C'è qualcosa di mosso, di sussultorio nel terreno sul quale incombe un senso di morte. La natura, se l'uomo l'abbandona, non concede pietà, si riappropria della borgata, la inghiotte. Anche il cimitero e la chiesetta vengono riassorbiti da cespugli e sterpi. Ma tutt'intorno, sulle colline, che circondano questo tratto di campagna, appaiono misteriose presenze, come se occhi e profili umani affiorassero dal suolo. L'uomo è sparito, rimane soltanto il suo ricordo, rimangono gli spettri di lontane generazioni". È un pittore consapevole, Covili: consapevole del suo mondo interiore e, insieme, dei suoi strumenti pittorici e delle risorse della sua fantasia. E nei quadri dedicati al mondo contadino consapevole di tutto ciò che lo caratterizza e lo distingue, in ciascuna fase della vita dell'uomo delle campagne. E dunque Covili è l'opposto di un pittore naïf, posto che non è ingenuo, non è candido, ma uomo ricco di esperienza vissuta e delle riflessioni che dall'esperienza si sono originate. Toccò a me, al tempo dei suoi esordi, il compito di confutare l'etichetta che frettolosamente (e certo in buona fede) gli avevano cucito addosso. Scrissi allora che Covili è un realista con punte espressionstiche e, in certe opere, visionarie e, in altre fiabesche. L'acutezza dello sguardo, che accoglie la realtà, si coniuga con la facoltà di inventare, di sognare, di trascendere. Nascono così le grandi tele della sua epopea frignanese. Non è casuale, quindi, che Covili sia un pittore di cicli. Scelto un campo da esplorare, lo affronta nei suoi diversi aspetti, lo analizza nelle sue varie declinazioni. Covili vuol vedere, vuol sapere, e nulla deve sfuggirgli. Nasce il ciclo contadino, quello degli Esclusi, quello dell'Ultimo eroe, quello di San Francesco, quello più tenero ed intimo del Paese perduto e ritrovato. E ciascuno di essi testimonia della passione che Covili vi ha investito, umanamente, generosamente. Ho usato non a caso il termine passione: passione per la vita degli uomini, per l'arte. Covili è uomo di grande umanità. La sua è storia di una vocazione che, più volte frenata e aspramente combattuta, mai si è arresa. Anche nei momenti più difficili, e aspri, e drammatici, Covili non ha mai abdicato. Sapeva di esser nato per dipingere, Covili, e, appena l'occasione gli si è offerta, si è rivolto con dedizione, con entusiasmo, alla fondazione della sua opera. All'estrinsecazione del suo mondo. Covili si è inventato un linguaggio tutto suo e subito lo ha convogliato nei quadri, e in ogni quadro ha svelato un mondo etico, e figure, uomini, animali, paesaggi, potentemente (ma pure delicatamente) risolti sulla tela: nette, chiare, originalissime immagini di un pittore poeta, che fu anzitutto un uomo. È il tuo lascito, Covili.  Vico Faggi