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I L P A E S E R I T R O V A T O
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Pago finalmente, con la pubblicazione di questo libro, una sorta di debito verso me stesso, realizzando un desiderio che vagheggiavo da tanti anni. Perché Gino Covili è uno degli artisti che più hanno affascinato la mia giovinezza. Ciò che mi impressionava delle sue opere erano le dimensioni madornali e la violenza inusitata dei soggetti: favole cattive popolate di orchi pelosi, di megere irsute, di denti digrignanti, di occhi sbarrati. Ci leggevo una frammentaria e potente Iliade contadina nata dal pennello di un Omero rurale; e una delle idee che mi vennero allora era proprio di chiedere a Covili di illustrare per me l'Iliade. Chi meglio di lui avrebbe potuto far rivivere il sapore terragno, l'epos gutturale di quell'interminabile, testarda guerra di rozzi eroi dell'Ellade pastorale e agreste? Poi, come capita spesso, mi lasciai distrarre da interessi diversi; ma nel mio subconscio rimaneva sempre una voglia insoddisfatta di brutalità, di semplicità primordiale. E semplici come la vita dei contadini sono le immagini di questo libro, in cui scopriamo un Covili completamente diverso, che all'epica e al frastuono cromatico ha sostituito il disegno delicato della matita, con cui tratteggia vedute del suo paese natale. È una poesia di tegoli, di muri sbrecciati, di panni stesi, di vicoli fangosi, di silenzi e sussurri; un piccolo mondo antico fra i cui ingenui incantesimi ormai scomparsi ci inoltriamo in punta di piedi, tutti noi che amiamo Gino Covili, per augurargli buon compleanno. Franco Maria Ricci
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L'IMPORTANZA DI RICORDARE. GINO COVILI E "IL PAESE RITROVATO"
Il ricordare e il ricordo che ne deriva, rappresentano il prolunganento nel tempo delle azioni umane, del vissuto, dell'esperienza già trascorsa, quasi una loro "rinascita" nella memoria, trasmissibile ad altri uomini in una catena ininterrotta di sensazioni, emozioni e pensieri. La capacità di ricordare è infatti una delle più alte e preziose facoltà dell'uomo sociale. Rivivere, "rivisitare" il passato e raccontarlo rappresenta una forma di esperienza supllementare rispetto a quella individuale irripetibile e transeunte, una forma di comunicazione tra gli uomini che può svolgersi non solo lungo una linea sincronica (tra contemporanei), ma anche lungo una linea diacronica (tra uomini e generazioni distanti nel tempo e nello spazio). Tutto ciò ha intuito Gino Covili con la sua nativa sensibilità di artista e perciò egli ha pazientemente e creativamente ricostruito pezzo per pezzo, angolo per angolo, strada per strada, il suo paese, Pavullo nel Frignano, un tipico capoluogo e mercato di valle, ove da secoli convergono le strade transappenniniche tra Emilia e Toscana dirette da Modena e Bologna verso Pistoia, Lucca e Pisa. Il paese ritrovato ha ripreso così a esistere e a muoversi idealmente, prima nella memoria dell'artista, poi ciò accadrà nella mente degli osservatori in un mutuo scambio di ricordi e di impressioni che continuerà ben al di là delle generazioni a lui contemporanee... E Gino Covili, che ha saputo rimanere il bambino estasiato dai giorni di festa che indubbiamente era un tempo, ci riconduce, prendendoci per mano, a visitare via del Mercato, via delle Scalette, vicolo delle Farmacie, il Lazzaretto, via Giardini, via Torricella e tutti gli angoli incantati della sua infanzia, giovinezza e maturità, ritrovate come per incanto, per virtù di poesia, di volontà di resistere al tempo, che tutto travolge, ma non quello che il pensiero, divenuto arte o scienza, riesce a tramandare alle generazioni future. Il momento centrale di questa rievocazione collettiva consiste in un grande notturno, ove il paese di Pavullo appare, come in un sogno, allineato lungo la via Giardini con le case e i palazzi trasfigurati da un'abbondate nevicata sullo sfondo di montagne irreali e nello stesso tempo tealissime, perché sono le sue, le nostre montagne che ognuno vede con occhi diversi. Si può parlare di rievocazione collettiva perché Gino Covili è un narratore nato per racconti comunitari, corali, allargati e allargatissimi: la folla è il suo interlocutore naturale, non una folla anonima, ma familiare, amica, fraterna, la sua gente del Frignano, di cui si sente il fabulatore per via di immagini come nelle "veglie" serali attorno al focolare acceso... Un forte senso di identità presuppone e deriva da un forte senso della storicità, cioè della appartenenza ad una società tanto antica che le sue origini sfuggono ad ogni ricerca storica. Identità e storicità vanno di pari passo, ecco che cosa intendeva dire Gino Covili quando, in una serata estiva nella sua bella casa su Poggiocastro, mi ha assegnato il difficile compito di illustrare l'importanza di ricordare. Di ciò lo ringrazio e, assieme a me, credo che molti lo ringrazieranno per le immagini e le emozioni che ha saputo tramandare attraverso le sue opere. Giovanni Santini
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IL PAESE RITROVATO è il ciclo composto da 10 quadri e 48 disegni che Gino Covili ha realizzato tra il 1996 e il 1997, dedicato a far rivivere, per la storia dell'arte, il paese della sua infanzia, ormai modificato dal nuovo assetto urbano. È il paese visto con gli occhi della memoria, con sentimento filiale, e visitazioni fiabesche. Il ciclo pittorico de "Il paese ritrovato" è esposto permanentemente nelle sale restaurate del Castello di Montecuccolo a Pavullo nel Frignano. Per maggiori informazioni riguardo ai giorni ed agli orari di apertura, si invita a consultare il sito web del COMUNE DI PAVULLO NEL FRIGNANO.
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